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SAVE THE DATE: SIENA | 11 OTTOBRE 2014 h 22 | STATO DI GRAZIA | SERENA FINESCHI+






inner room© e BRICK, con il supporto della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze per il ciclo lo scopo dell'arte, presentano la mostra personale

Gilberto Zorio “per purificare le parole”

via Tommaso Pendola, 8
Opening venerdì 16 marzo 2012 ore 18.00



Il decimo ed ultimo appuntamento del ciclo dedicato allo scopo dell’arte è affrontato con la significativa opera “Per purificare le parole” di Gilberto Zorio. Emblematica a partire dal titolo che ne riassume la poetica concettuale, quest'opera è un vero e proprio strumento spaziale, simbolico e pratico dove le parole possono essere parlate, passando attraverso delle condutture in cui simbolicamente si purificano. Dal boccaglio recettore attraverso il giavellotto vettore, le parole  entrano nel vulcano modellato con sabbia dello Stromboli catalizzata da elementi naturali come ad evocare il fuoco che purifica gli elementi. Con quest'opera di Zorio si ha si ha secondo noi (all'inner room) un'opportunità nuova: quella di considerare come un ambiente ciò che convenzionalmente è considerato un mezzo. Questo avviene grazie all’intuizione presentata dall'artista, ovvero la necessità che le parole possano essere purificate, riportate cioè alla loro essenza originaria di elementi senza essere decontestualizzate dal linguaggio, che è l'ambiente nel quale vivono e si esprimono. Un proverbio dice appunto “Le parole uccidono e le parole danno vita, possono essere un frutto o un veleno, a te la scelta”. L'opera “Per purificare le parole” è chiamata a chiudere il ciclo in quanto assume, in tipologia, il simbolo di ogni opera d'arte e gesto artistico il cui destino appare quello di rendere visibile, vero e reale ciò che è in realtà è già presente nel mondo invisibile.

Detto questo, passiamo quindi a veder il contesto dello “scopo dell'arte”: se assumiamo come nozione di scopo la presenza di una ragione ultima, costante ed indipendente da mode, sentimenti, pensieri e credenze, allora lo scopo dell'arte può essere considerato il creare un ambiente (l'opera) in cui gli elementi sono sia i rinnovati che gli innovatori con lo scopo ultimo, funzionale al proprio destino, della restituzione rinnovata di un ambiente fisico e vitale per l'uomo. Ogni opera d'arte o gesto artistico è quindi già di per sé un ambiente in cui si rende fisico qualcosa di non fisico che cambia l'ambiente circostante nel quale è contenuto. “Lo scopo dell'arte” è un ciclo costituito da 10 mostre che si è proposto di tracciare una definizione o ridefinizione di quanto espresso nel suo titolo, attraverso i lavori specifici di una serie di artisti, indipendentemente dalle loro contestualizzazioni e ricerche. Si è svolto con la precisa convinzione che il periodo di crisi come quello attuale presenti l'opportunità di valutare le pratiche della vita secondo il loro scopo precipuo, che è la ragione per cui sono state create.
In tutto questo vi è sia il superamento che il rinnovamento.
Il concept e la curatela del ciclo - iniziato nel 2011 nel retrobottega del negozio fusi&fusi nel centro storico di Siena - è di Federico Fusi per l'etichetta inner room©, ed ha avuto il contributo attivo di Romeo Giuli per gli allestimenti e la teoretica, di Enrico Mazzon per i gioielli, di Ursula Valmori per il coordinamento processuale ed organizzativo. Il ciclo si è composto di quattro parti: la prima, “condizioni per” ha ospitato opere di: Liedeke Kruk (NL), Romeo Giuli (Ita), Jan Fabre (B) eFederico Fusi (Ita); la seconda, “impatto” ha presentato lavori di Bruna Esposito (Ita) e di Marco Fedele di Catrano (Ita); la terza parte, “in visione” ha visto protagonisti Andrea Santarlasci (Ita) ed Alfredo Pirri (Ita); la quarta, “in novità”, Lucio Pozzi (Usa) e Gilberto Zorio (Ita). Un gioiello ispirato all'opera è realizzato da Enrico G. Mazzon per fusi&fusi.


Gilberto Zorio (Andorno Micca, Biella 1944 ). L'energia è la costante che attraversa l'intera opera di Zorio, dagli attrezzi 'per purificare le parole', alle stelle, alle canoe, alle 'macchine irradianti', tutte immagini in movimento, vettori d'energia, che costruiscono di volta in volta la forma stellare. Zorio dal 1967 ha partecipato alle principali mostre dell'Arte Povera. Innumerevoli sono le sue mostre, personali e collettive, presso spazi pubblici e privati, tra cui: il Kunstmuseum di Lucerna, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Galleria Civica di Modena e il Kunstverein di Stoccarda, il Centre d'Art Contemporain di Ginevra e il Centre Georges Pompidou di Parigi, la Philadelphia Tyler School of Art, la Fundacao de Serralves di Oporto, l'Istituto Valenciano de Arte Moderna di Valencia, il Centro per l'Arte Contemporanea Pecci di Prato, Documenta di Kassel, la Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Trento, il Dia Center for the Arts di New York, la Certosa di Padula. Nel 2011 ha preso naturalmente parte alle mostre del ciclo Arte Povera 2011 tenutesi in vari musei italiani ed esteri.


inner room© realtà underground in Siena che organizza ciclicamente mostre ed incontri coinvolgendo i talenti dell’arte contemporanea nelle molteplici realtà di ricerca e produzione delle aziende il tutto per la crescita spirituale, sociale ed economica delle persone che sono e che passano da Siena.

BRICK Centro per la Ricerca e la Cultura Contemporanea da tempo collabora e stabilisce relazioni culturali con le più efficaci realtà senesi e italiane. In linea con la propria mission, è lieta di supportare con un'inedita joint venture il progetto lo scopo dell'arte proposto da inner room©.


inner room© c/o BRICK
via Tommaso Pendola, 8
Opening venerdì 16 marzo ore 18.00
Durata dal 17 marzo al 16 aprile
Orario lun | ven 10.00 |13.00 e 16.00 |19.00
Sabato su appuntamento


info e contatti:
                   
inner room©
innerroom1@gmail.com
+39 0577 43160

BRICK                          
www.actionbrick.org                      
actionbrick@gmail.com                  
+39.0577.1115930


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Video su Gilberto Zorio

Gilberto Zorio. Oltre la retrospettiva (estratto dal videoFocus sulla la mostra)

via: undonet

Arte Povera 1967-2011 - Gilberto Zorio

via: TriennaleVideo

Galleria OREDARIA - Gilberto Zorio

via:




"Articolo su i.OVO"

Action Brick in collaborazione con inner room©, Siena

Dal 27 gennaio al 29 febbraio 2012

Un piccolo e prezioso assaggio della versatile ed intensa arte di Lucio Pozzi. Tra controllo e automatismo, intuizioni e scoperte, “un bel nulla esistenziale, all’interno del quale si può versare, se si vuole, ogni sorta di significato” , in modo libero e legittimo..



Nella storica città di Siena, celebre ormai soprattutto per gli splendidi esempi di arte medievale, persistono tuttavia iniziative e centri di promozione della cultura e dell’arte contemporanea. Interessante la personale di Lucio Pozzi (Milano, 1935), in corso presso l’Associazione Action Brick e realizzata in collaborazione con inner room, come nono appuntamento del ciclo “lo scopo dell’arte”. Nell’intimo e raccolto spazio espositivo si trovano alcuni lavori davvero significativi di Pozzi, artista affermato a livello internazionale, in grado di sperimentare e coinvolgere muovendosi abilmente tra linguaggi e stili diversi. E’ certo un punto chiave da tenere a mente per comprendere la sua arte il Gioco dell’Inventario, una vera e propria griglia, ideata 
dall’autore nel 1965, una sorta di tavola scientifica che contiene gli elementi necessari (materiali, tecniche, sensazioni) per la realizzazione di un’opera d’arte. Il Gioco non si configura però come un manuale di istruzioni ma evidenzia i diversi momenti del processo creativo, dimostrando le infinite possibilità e combinazioni attraverso le quali ci si può esprimere.
Tra le opere esposte in mostra si ricordano i due Pianeti rossi (2010), pannelli di compensato dipinti di smalto lucido rosso, che presentano, dispersi sulla superficie, due misure di fori con diverse profondità. Se essi possono sempre rappresentare in senso ampio echi di infinite possibilità, è nelle stesse parole dell’artista che si coglie la loro magia narrativa “i pianeti sono spazi vuoti: il loro ritmo è quello di punti nello spazio”. E l’idea di ritmo torna anche nelle quattro opere del gruppo Rag Rug Paintings, dipinti ad olio su tela che, su una base di colore diluito, vedono l’applicazione di nuovo colore a spatola in filari ben allineati di trattini costituiti da una pittura così spessa da simulare, quasi, le tessere di un mosaico. Qui certamente il progetto iniziale dell’opera crea una “situazione”, nella quale si lascia spazio all’intuizione del momento e ampio margine all’imprevedibilità. Un forte impatto straniante è creato poi dal particolare dell’installazione Mass, già presentata per intero a Mantova. Essa è infatti costituita da un vero e proprio accumulo di parti di vecchi manichini punteggiati da interventi pittorici e tatuaggi. Se già di per sé nella recente storia dell’arte il manichino si configura come una “parodia dell’uomo” o come simbolo dell’uomo-automa contemporaneo, adesso si rende anche incarnazione inanimata della fragilità umana, un vero invito a riflettere sulla caducità dell’esistenza e sulla transitorietà della vita.

Cecilia Fontanelli
via: iovo.it



Lucio Pozzi

LA MOSTRA È PROROGATA FINO AL 10/MARZO/2012

inner room© e BRICK, per il ciclo lo scopo dell'arte, presentano la mostra personale


Lucio Pozzi “ripples/increspature”

via Tommaso Pendola, 8
Opening venerdì 27 gennaio ore 18.00


La stagione 2012 inizia con il nono appuntamento del ciclo dedicato allo scopo dell’arte; in questa occasione inner room, in collaborazione con l'associazione culturale BRICK, è lieta di presentare una personale di Lucio Pozzi che espone cinque degli innumerevoli episodi della sua ricca produzione, tra cui due lavori inediti. La relocazione nell'opera d'arte e la riorganizzazione stilistico linguistica libera da ogni schema di riferimento culturale o commerciale è l'atto di novità conseguente alla rottura del reale affrontato nella mostra precedente.
L'arte di Lucio Pozzi esplora da decenni i processi di “espressione liberata”, operando azioni vaste all'interno del linguaggio dell'arte in tutte le sue aree sia formali che concettuali nonché espositive ed ha contribuito e contribuisce ad aprire sempre nuove riflessioni sullo scopo dell'arte, a partire dalla sua liberazione dalle convenzioni. L'assoluta libertà linguistica con la quale Lucio Pozzi si muove rinnova le forme, i contenuti e le ispirazioni, unificando i tre livelli nell'essere materia d'arte indistinta che, a seconda delle necessità, trova forma nell’istallazione, nella pittura, nella performance nonché in speciali conferenze. Questi atti di rinnovamento continui lo pongono come anticipatore di istanze che nel tempo sono riscontrabili nell'opera di artisti successivi  (a parere di molti, alcune istanze espressive si possono cogliere nei lavori successivi a quelli di un artista anche se chi le attua non è a conoscenza del lavoro di chi le ha espresse prima - questo è indice della grande libertà spirituale dell’arte).
Fondamentale è la sua riflessione intorno al senso dell'arte e diremmo della dignità dell'opera indipendentemente dalla funzione o posizione storico-critica e commerciale. Il suo lavoro è illuminante e contribuisce a definire o ridefinire lo ‘scopo dell'arte’ oggi. La perpetua liberazione diviene scopo ed essenza..
Un Gioiello, che in realtà è parte di una serie di oggetti da casa proposti come gioielli, è realizzato in collaborazione con l'orafo Enrico G. Mazzon e fusi&fusi di Siena.
Lucio Pozzi (Milano,1935) Dopo aver vissuto qualche anno a Roma, dove studia architettura, nel 1962 arriva negli Stati Uniti. Si stabilisce a New York e qui prende la cittadinanza americana. Le sue opere sono esposte in gallerie e musei come l’Ariete, Bykert, John Weber, Gianenzo Sperone, Yvon Lambert, Leo Castelli, Museum of Modern Art, PS1 di New York, Marzona sculpture park, Verzegnis Tolmezzo, Italia; Portofino Sculpture Museum, Italia; Museo de Bellas Artes, Buenos Aires, University of California Art Museum (Berkeley); Miami Art Museum, Miami, Florida; Collezione Maramotti, Reggio Emilia, Italia; Fondazione Cariverona, Verona, Italia; ed è presente in varie collezioni private. Scrive in riviste d'arte e cultura e ha insegnato alla Cooper Union, al Sculpture Graduate Program della Yale University, alla Princeton University e al Maryland Institute of Art. E' inoltre professore alla School of Visual Arts di New York, all'Accademia Cignaroli di Verona e alla Libera Accademia di Brescia. E’ stato uno degli artisti rappresentati nel Padiglione degli Stati Uniti d'America alla Biennale di Venezia del 1978. Nel 1983 è stato premiato negli USA con il National Endowment for the Arts e nel 2010 ha ricevuto un Diploma Honoris Causa all’Accademia di Verona. Questa è la sua prima personale all'inner room..


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Un'artista italiana a New York
speranze, illusioni e deleusioni di una giovane artista

intervista Lucio Pozzi FlashArt
via: Flash Artonline
Lucio Pozzi
Intervista : Amalia Piccinini




Lucio Pozzi:mini paintings



via: NewArtTV
I Producer: Robert Knafo

Painter, sculptor, watercolorist, and performance artist, Lucio Pozzi has ranged over a wide spectrum of media, styles and genres over a fifty-year career - including small abstractions on canvas that he calls mini paintings, products of a characteristic dance between system and improvisation.
NewArtTV interviews Pozzi at his winter 2009 exhibition of "twain" mini's at the Creon Gallery in New York.




alfredo pirri, passi

inner room© e BRICK, per il ciclo lo scopo dell'arte, presentano la mostra personale


Alfredo Pirri “passi”

via Tommaso Pendola, 8
Opening venerdì 16 dicembre ore 18.00


Con l'ottavo appuntamento del ciclo dedicato allo scopo dell’arte, inner room, in collaborazione con l'associazione culturale BRICK, è lieta di presentare un lavoro di Alfredo Pirri della celebre serie “Passi” che l'artista ha già presentato in importanti mostre. Lastre di specchio adagiate sul pavimento creano un ambiente unico di profondo impatto, invitando il visitatore a percorrere l'opera fisicamente.
Questo ottavo appuntamento affronta il tema del camminare nella visione rinnovata. Per definire o ridefinire lo scopo dell'arte è necessario compiere dei passi che causano delle crepe nel reale riflesso. Il reale riflesso, così come si legge in uno specchio, è infatti l'elemento convenzionale e tradizionale: quello che c'è sempre stato e che è necessario rompere come azione di conseguenza.
Il camminare nella visione rinnovata causa la rottura del riflesso del reale, per cui la realtà nuova che si determina è il risultato che nasce dalla rottura di quella riflessa.
“Passi” diventa quindi una metafora di un camminare verso la libertà.
Inoltre, viene provocata una rottura del bagaglio di superstizione di cui la mentalità comune è spesso impregnata; lo specchio, infatti, è un elemento carico di significati, così come la sua rottura:  “Passi” dunque, combatte l’irrazionalità, la superstizione ed il pregiudizio ed intende svelare la pochezza di certi rituali che, se presi sul serio, finiscono per condizionare negativamente la vita dell’uomo, questa analisi critica si estende a considerare ogni rituale anche quelli interni all'arte come fortemente condizionanti e pregiudicanti, ragionare in termini di scopo invece diventa l'elemento di apertura e creazione. Elemento di novità nella serie “Passi” è dato ulteriormente  dall'amplificazione sonora delle rotture ricondotte a misura ambientale autonoma nello stesso spazio espositivo in cui il gesto diventa suono che diventa forma.
Passi costituisce una grafia in divenire, un grande quadro astratto, elemento quest'ultimo che lo ascrive nell'ambito del grande astrattismo italiano.
Alfredo Pirri (Cosenza 1957), vive e lavora a Roma. Tra le principali mostre ricordiamo la partecipazione alla Biennale di Venezia, Aperto ed in importanti musei e gallerie internazionali quali Le Creux del’Enfer, Thiers e Les Halles Centrales, Rennes, Walter Gropius Bau, Berlino, Mitchell Museum, Illinois, USA, Museo di Palazzo Fabroni, Pistoia, 1995, Galleria Tucci Russo,1996, Fondazione VOLUME! Roma 1998, Minimalia, PS1, New York ,1999, Villa Medici, Roma, 2000, Biennale d’arte contemporanea di l’ Havane,2001, Palazzo delle Papesse, Siena Certosa di Padula, Galleria OREDARIA Roma 2004.
Ha insegnato presso la “Bezalel Academy” di Gerusalemme (Israele) e l’Accademia di Belle Arti di Lione (Francia). Il suo lavoro è seguito dalle più affermate riviste d’arte e dai critici più attenti e impegnati sulla scena dell’arte contemporanea. Di recente ha realizzato un’opera permanente per il museo nazionale di Reggio Calabria che inquadra le opere che lo rendono famoso in tutto il mondo, i “Bronzi di Riace” e “La testa del filosofo”. Sempre nel mese di dicembre 2011 inaugura un intervento di durata biennale alla GNAM di Roma. Questa è la sua prima personale all'inner room.

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inner room© e BRICK, per il ciclo lo scopo dell'arte, presentano la mostra personale

Andrea Santarlasci “ nella visione probabilmente”

via Tommaso Pendola, 8
Opening giovedì 10 novembre ore 18.30


Con il settimo appuntamento del ciclo dedicato a lo scopo dell’arte inner room in collaborazione con l’associazione culturale BRICK è lieta di presentare una personale di Andrea Santarlasci, inaugurando con questo evento l’attività espositiva nello spazio dell’associazione Brick in via Tommaso Pendola, 8 a Siena.
Il rinnovamento dello sguardo è il tema di questo settimo appuntamento.
Nel lavoro di Andrea Santarlasci è presente una pluralità di linguaggi, dove convivono molteplici tecniche, oltre ad una grande varietà di materiali. Caratterizzato spesso da un contrappunto o fusione tra materia e immaterialità, reale e virtuale, materiale organico e inorganico, si evidenziano i temi del doppio, dell’ombra, dell’illusione ottica, del vuoto e del tempo, spesso svelandone i meccanismi.

In questa nuova esposizione, oltre ad una piccola opera tridimensionale degli anni novanta, sarà preso in particolare considerazione il lavoro fotografico da sempre presente e di centrale importanza nella ricerca di Andrea Santarlasci. In tale produzione, come del resto nelle altre opere, si coglie da sempre, con molto anticipo rispetto ai tempi, la dimostrazione di un vedere nuovo. A pieno titolo consideriamo topica l’esposizione di alcune opere di Andrea Santarlasci come inizio della serie sul rinnovamento. Infatti, se con il lavoro di Fedele di Catrano, nella mostra precedente, si parla di linee che necessariamente devono cadere, per dare la possibilità alla visione di rinnovarsi, il lavoro di Santarlasci, con largo anticipo sui tempi (anni ’90), propone quel rinnovamento dello sguardo che è uno degli scopi dell’arte. Rinnovare lo sguardo riproponendo il reale con un occhio nuovo, questo passaggio è necessario oggi per continuare il viaggio nello scopo dell’arte. Senza il rinnovamento dello sguardo non è possibile rinnovare il linguaggio.
Gioielli ispirati all’opera su indicazione dell’artista sono realizzati dagli orafi dell’azienda fusi&fusi di Siena.
Andrea Santarlasci, (Pisa, 1964), inizia la sua attività tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, ha percorso in anticipo sui tempi una ricerca aperta e rigorosa che lo ha portato a realizzare progetti in spazi pubblici, e ad esporre in gallerie e in musei d’ arte contemporanea . Tra le apparizioni più recenti ricordiamo la presenza in esposizioni internazionali quali: XII Biennale Internazionale di Architettura, Venezia nel 2010 e ALFABETA 2, Palazzo Vendramin Calergi, Venezia nel 2011. Nel 2012 terrà una mostra personale alla Fondazione Mudima di Milano. Questa è la sua prima mostra personale all’inner room.


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